Facciamo finta che l’affetto e l’attrazione siano due cose separate e diverse, che possono o meno coesistere.
Facciamo finta che l’attrazione che si prova per una persona sia dovuta all’istinto riproduttivo.
Facciamo finta che l’istinto riproduttivo si estingua dopo che si è consumato.
Facciamo finta che quando si va d’accordo con una persona, ci si affezioni a quella persona a prescindere dalle proprie preferenze sessuali.
Facciamo finta che l’essere umano sia un essere per natura sociale, quindi portato a vivere come ed insieme ad i suoi simili.
Facciamo finta che sia molto più facile vivere con una ‘assicurazione’ stipulata tramite un accordo (verbale o meno) che fornisca la giusta causa per poter pensare di essere voluti, in ogni istante, da almeno una persona.
Facciamo finta che le persone che formano una coppia degna di tale nome, debbano essere reciprocamente attratte l’una all’altra.
Facciamo finta che se tutte queste cose fossero vere, il trauma sarebbe talmente forte che preferiremmo ignorare la realtà piuttosto che guardarla in faccia.
Basta fare ipotesi, vah... Guardiamo le cose come stanno!
mercoledì 3 novembre 2010
mercoledì 25 agosto 2010
L’equilibrio emotivo
Quando dico che mi manca equilibrio di solito la reazione dell’interlocutore di turno è: ‘Mah... Tu sembri molto equilibrato!’. In realtà io sono ABBASTANZA equilibrato ma il punto è che sono alla ricerca di un altro livello di equilibrio. Un livello superiore. C’è, lo vedo. Sento che il mio equilibrio è precario e non mi sta bene. Il mio stato emotivo cambia e le mie emozioni si susseguno per motivi stupidi.
Voglio di più. Voglio più consapevolezza nella gestione dell’equilbrio. E sono sicuro che si può fare.
Innanzi tutto stiamo parlando di equilibrio emotivo. Proviamo a definirlo come quello stato nel quale le emozioni si succedono gradualmente ed in maniera oggettivamente motivata. Ocio: OGGETTIVAMENTE motivata. Esempio stupido: sono contento, mi caga in testa un piccione, mi incazzo. Non ha senso che uno si incazzi perchè un piccione ti caga in testa, no? Siete tutti d’accordo, vero? Magari state anche pensando ‘beh, ovvio!’.
Ok, esempio due.
Giornata normale. Oggi. Umore normale. Sei andato in ufficio ed è andato tutto come al solito. Niente di particolarmente bello all’orizzonte, nè di particolarmente brutto. Bip bip. Sms. Un amico che non sentite da un po’ che vi scrive ‘Sai, che stavo riflettendo sul fatto che conosco tanta gente ma nessuno ha la tua capacità di starmi vicino nel momento del bisogno? Sei davvero un amico’. Passano 20 min, bip bip. Una bella passerina che avete conosciuto due settimane prima che vi manda un sms dove vi propone un aperitivo. Passano altri 15 min, squilla il telefono ed un amico vi invita fuori per l’week end e vi propone una festa. Com’è l’umore? Migliorato, no?
Non la facco lunga con l’esempio opposto, cmq se in una gioranta normale un collega vi fa un dispetto, un amico vi tira un pacco, un tizio vi taglia la strada in macchina ed un piccione vi caga in testa, è facile che giungiate alla conclusione che oggi sia una giornata di merda.
Cosa vuol dire questo? Che il nostro equilibrio emotivo dipende dagli altri.
Cioè, io studio, mi laureo, mi cerco un lavoro, mi spacco la testa per guadagnare due lire, mi faccio mille pippe mentali per riuscire a raggiungere degli obiettivi che mi diano soddisfazione e poi... Un collega, un tizio che non so nemmeno come si chiama ed un piccione con problemi intestinali sono capaci di farmi giungere alla conclusione che sia una giornata di merda. C’è qualcosa che non va.
Oppure è giusto così? E visto che non siamo soli al mondo e siamo esseri sociali, è giusto che l’interazione fra i soggetti porti in su ed in giù le nostre emozioni? In fondo, se non fosse così saremmo dei robot.
Non riuscivo a districarmi su questa cosa. Specialmente perchè ho fatto degli esempi molto semplici, ma se ci aggiungi le relazioni sentimentali (ho la fidanzata, quindi sono socialmente approvato/non ho la fidanzata, sono uno strano) e l’ingombro dell’ego (mi vuole sono un figo/non mi vuole sono uno sfigato), i cambiamenti degli stati d’animo possono assumere oscillazioni notevoli (compresi sensi di colpa, rabbia, frustrazione, disagio, etc).
Non ha senso che che la fonte della mia serenità (è uno stato emotivo come un altro) sia in mano ad un altro. L’altro ha le sue pippe mentali, i suoi problemi! E magari non si accorge nemmeno che mi sta muovendo lo stato d’animo. Io SONO a prescindere dagli altri.
Anche perchè un conseguenza logica di sovrastimare l’importanza degli altri nella propria vita è la spasmodica ricerca dell’approvazione (in senso più ampio possibile) da parte di questi. Quindi alla ricerca di questa cosa, magari ci si trova a fare cose che non faremmo: fumare, comprare dei vestiti di marca, drogarsi, andare in palestra, laurearsi in economia, sposarsi, avere dei figli. E si, fa incazzare, ma sono esempi che vanno tutti bene allo stesso modo.
Io voglio che il mio equilibrio emotivo subisca delle oscillazioni minimali per roba che non importa. La roba che non importa DEVE comprendere il fatto che (es) quella ragazza non voglia uscire con me. Magari è lesibica! Posso farmi delle pippe mentali di non essere voluto da una lesbica? Magari lei ha una dipendenza emotiva nei confronti di un altro, quindi non mi vuole. O magari ha paura di essere ferita. Insomma io non posso e non voglio entrare nel merito delle ragioni per cui non mi vuole. Voglio che la cosa non mi tocchi. Ho preso di proposito il mondo del sentimentale, ma la cosa si ribalta su un sacco di altri campi (il capo mi tratta male... perchè non ciula! non prechè io non sia bravo a lavorare).
Per risolvere la questione come al solito bisogna ascoltarsi. Bisogna centrarsi. Devi avere in mente un percorso persona, un cammino, una strada su cui stai viaggiando. Se l’agente esterno (persona o evento che sia) ti toglie dalla strada, allora è giusto che il tuo umore cambi. Il tuo umore cambiato serve. Ti devi arrabbiare (per es) e trovare la forza di tornare sulla tua strada. O magari devi essere triste perchè devi riflettere e capire che altra strada devi prendere.
Gli eventi esterni, comprese TUTTE le altre persone, devono assumere la giusta dimensione. E per capire qual è la loro dimensione bisogna fare a meno di loro. Si, di tutti e di tutto.
Questo l’ho capito solo dopo aver scoperto il mio faro nella notte: Osho.
Osho – Con te e senza di te. Pag 33: ‘Quando dipendi dall’altro, c’è sempre miseria’; pag. 45 ‘La solitudine ti dà un senso di completezza. Non hai bisogno di nessuno e basti a te stesso.’; pag. 50 ‘Solitudine significa purezza, significa che sei solo te stesso e nessun altro. Solitudine vuol dire che sei oro puro.’; pag. 56 ‘Per l’uomo che non è in grado di vivere con se stesso, l’altro è un bisogno. [] Se non sei in grado di vivere con te stesso, che gioia potrai mai condividere con l’altro?’; pag. 59 ‘Medita. A quel punto essere con gli altri è bello ed è altrettanto bello essere soli: tu non dipendi dagli altri e non rendi gli altri dipendenti da te’; pag. 64 ‘Nessuno ama una persona che non ama se stessa’. E concludo con ‘Quando senti di non essere più dipendente da nessuno, dentro di te nascono una quiete, un silenzio e un abbandono profondi. Questo non vuol dire che smetti di amare. Al contrario, per la prima volta sperimenti una qualità e una dimensione nuove dell’amore: un amore che non è più un bisogno’. Ah, Osho dice anche ‘La rinuncia è uno stadio intermedio, lo scopo della vita è la celebrazione. La rinuncia è solo un mezzo. Ci sono momenti in cui devi rinunciare, come quando sei malato, ma non fare del digiuno la tua vita: era solo una indispensabile fase transitoria’.
Osho mi sta davvero cambiando la vita. Pensate che l’altro giorno stavo chiacchierando con quella figa della receptionist e ad un certo punto le ho consigliato questo libro, lei mi ha girato carta e penna ed io... Le ho scritto il titolo del libro al posto che ficcarle il numero di telefono. Non ho ancora capito so se sono più tonto o finocchio.
Bye!
fabio
PS: sarebbe da accorciare e correggere ma è l'una meno venti e devo ancora lavarmi e mangiare...
Voglio di più. Voglio più consapevolezza nella gestione dell’equilbrio. E sono sicuro che si può fare.
Innanzi tutto stiamo parlando di equilibrio emotivo. Proviamo a definirlo come quello stato nel quale le emozioni si succedono gradualmente ed in maniera oggettivamente motivata. Ocio: OGGETTIVAMENTE motivata. Esempio stupido: sono contento, mi caga in testa un piccione, mi incazzo. Non ha senso che uno si incazzi perchè un piccione ti caga in testa, no? Siete tutti d’accordo, vero? Magari state anche pensando ‘beh, ovvio!’.
Ok, esempio due.
Giornata normale. Oggi. Umore normale. Sei andato in ufficio ed è andato tutto come al solito. Niente di particolarmente bello all’orizzonte, nè di particolarmente brutto. Bip bip. Sms. Un amico che non sentite da un po’ che vi scrive ‘Sai, che stavo riflettendo sul fatto che conosco tanta gente ma nessuno ha la tua capacità di starmi vicino nel momento del bisogno? Sei davvero un amico’. Passano 20 min, bip bip. Una bella passerina che avete conosciuto due settimane prima che vi manda un sms dove vi propone un aperitivo. Passano altri 15 min, squilla il telefono ed un amico vi invita fuori per l’week end e vi propone una festa. Com’è l’umore? Migliorato, no?
Non la facco lunga con l’esempio opposto, cmq se in una gioranta normale un collega vi fa un dispetto, un amico vi tira un pacco, un tizio vi taglia la strada in macchina ed un piccione vi caga in testa, è facile che giungiate alla conclusione che oggi sia una giornata di merda.
Cosa vuol dire questo? Che il nostro equilibrio emotivo dipende dagli altri.
Cioè, io studio, mi laureo, mi cerco un lavoro, mi spacco la testa per guadagnare due lire, mi faccio mille pippe mentali per riuscire a raggiungere degli obiettivi che mi diano soddisfazione e poi... Un collega, un tizio che non so nemmeno come si chiama ed un piccione con problemi intestinali sono capaci di farmi giungere alla conclusione che sia una giornata di merda. C’è qualcosa che non va.
Oppure è giusto così? E visto che non siamo soli al mondo e siamo esseri sociali, è giusto che l’interazione fra i soggetti porti in su ed in giù le nostre emozioni? In fondo, se non fosse così saremmo dei robot.
Non riuscivo a districarmi su questa cosa. Specialmente perchè ho fatto degli esempi molto semplici, ma se ci aggiungi le relazioni sentimentali (ho la fidanzata, quindi sono socialmente approvato/non ho la fidanzata, sono uno strano) e l’ingombro dell’ego (mi vuole sono un figo/non mi vuole sono uno sfigato), i cambiamenti degli stati d’animo possono assumere oscillazioni notevoli (compresi sensi di colpa, rabbia, frustrazione, disagio, etc).
Non ha senso che che la fonte della mia serenità (è uno stato emotivo come un altro) sia in mano ad un altro. L’altro ha le sue pippe mentali, i suoi problemi! E magari non si accorge nemmeno che mi sta muovendo lo stato d’animo. Io SONO a prescindere dagli altri.
Anche perchè un conseguenza logica di sovrastimare l’importanza degli altri nella propria vita è la spasmodica ricerca dell’approvazione (in senso più ampio possibile) da parte di questi. Quindi alla ricerca di questa cosa, magari ci si trova a fare cose che non faremmo: fumare, comprare dei vestiti di marca, drogarsi, andare in palestra, laurearsi in economia, sposarsi, avere dei figli. E si, fa incazzare, ma sono esempi che vanno tutti bene allo stesso modo.
Io voglio che il mio equilibrio emotivo subisca delle oscillazioni minimali per roba che non importa. La roba che non importa DEVE comprendere il fatto che (es) quella ragazza non voglia uscire con me. Magari è lesibica! Posso farmi delle pippe mentali di non essere voluto da una lesbica? Magari lei ha una dipendenza emotiva nei confronti di un altro, quindi non mi vuole. O magari ha paura di essere ferita. Insomma io non posso e non voglio entrare nel merito delle ragioni per cui non mi vuole. Voglio che la cosa non mi tocchi. Ho preso di proposito il mondo del sentimentale, ma la cosa si ribalta su un sacco di altri campi (il capo mi tratta male... perchè non ciula! non prechè io non sia bravo a lavorare).
Per risolvere la questione come al solito bisogna ascoltarsi. Bisogna centrarsi. Devi avere in mente un percorso persona, un cammino, una strada su cui stai viaggiando. Se l’agente esterno (persona o evento che sia) ti toglie dalla strada, allora è giusto che il tuo umore cambi. Il tuo umore cambiato serve. Ti devi arrabbiare (per es) e trovare la forza di tornare sulla tua strada. O magari devi essere triste perchè devi riflettere e capire che altra strada devi prendere.
Gli eventi esterni, comprese TUTTE le altre persone, devono assumere la giusta dimensione. E per capire qual è la loro dimensione bisogna fare a meno di loro. Si, di tutti e di tutto.
Questo l’ho capito solo dopo aver scoperto il mio faro nella notte: Osho.
Osho – Con te e senza di te. Pag 33: ‘Quando dipendi dall’altro, c’è sempre miseria’; pag. 45 ‘La solitudine ti dà un senso di completezza. Non hai bisogno di nessuno e basti a te stesso.’; pag. 50 ‘Solitudine significa purezza, significa che sei solo te stesso e nessun altro. Solitudine vuol dire che sei oro puro.’; pag. 56 ‘Per l’uomo che non è in grado di vivere con se stesso, l’altro è un bisogno. [] Se non sei in grado di vivere con te stesso, che gioia potrai mai condividere con l’altro?’; pag. 59 ‘Medita. A quel punto essere con gli altri è bello ed è altrettanto bello essere soli: tu non dipendi dagli altri e non rendi gli altri dipendenti da te’; pag. 64 ‘Nessuno ama una persona che non ama se stessa’. E concludo con ‘Quando senti di non essere più dipendente da nessuno, dentro di te nascono una quiete, un silenzio e un abbandono profondi. Questo non vuol dire che smetti di amare. Al contrario, per la prima volta sperimenti una qualità e una dimensione nuove dell’amore: un amore che non è più un bisogno’. Ah, Osho dice anche ‘La rinuncia è uno stadio intermedio, lo scopo della vita è la celebrazione. La rinuncia è solo un mezzo. Ci sono momenti in cui devi rinunciare, come quando sei malato, ma non fare del digiuno la tua vita: era solo una indispensabile fase transitoria’.
Osho mi sta davvero cambiando la vita. Pensate che l’altro giorno stavo chiacchierando con quella figa della receptionist e ad un certo punto le ho consigliato questo libro, lei mi ha girato carta e penna ed io... Le ho scritto il titolo del libro al posto che ficcarle il numero di telefono. Non ho ancora capito so se sono più tonto o finocchio.
Bye!
fabio
PS: sarebbe da accorciare e correggere ma è l'una meno venti e devo ancora lavarmi e mangiare...
mercoledì 24 marzo 2010
Il matematico e l'artista
Non ho capito. Tanto per cambiare, non capisco.
Per essere delle persone rispettabili, stimate ed affidabili bisognerebbe sempre comportarsi con coerenza. E non mi riferisco solo al rispetto e la stima degli altri verso di noi. Anche la propria stima verso se stessi si basa sugli stessi paramentri. Quello che ci sarebbe da fare (e non) lo si sa. Bene, quindi è facile. Basta attenersi alla riga per terra che abbiamo visto, disegnato ed approvato.
MA...
Si è felici quando si fa quello che si vuole, non quando si fa quello che si dovrebbe fare. Non quando si fa quello che sarebbe giusto fare o quello che gli altri pensano che sia giusto fare o quello che noi stessi abbiamo pensato che sarebbe stato giusto fare in quell’occasione.
Da una parte abbiamo il matematico che, per piacere a se stesso e agli altri e per essere fiero, deve stare dentro le righe per terra che ha disegnato (perchè così si raggiungono gli obiettivi!); ma dall’altra c’è l’artista che cerca sempre di ascoltarsi ed è convinto che la chiave per la auto-realizzazione sia fare quello che si vuole sempre e comunque, senza paure stupide (perchè solo ascoltandosi davvero si raggiunge la felicità!).
Le due frasi sono entrambe vere, ma sono incompatibili.
Esempio 1.
Giorno 1. Il matematico decide che vuole dimagrire e l’artista è d’accordo.
Giorno 2. Il matematico ha deciso ieri che la nutella non la deve mangiare più, ma l’artista è triste e vuole mangiare la nutella perchè al lavoro si rompe le palle.
Chi vince? Chi deve vincere?
Se non mangio la nutella l’artista è triste; se la mangio, è infelice il matematico.
Già mi immagino le prime repliche a questa cosa ‘se ci tieni davvero a dimagrire, la cosa giusta da fare è lasciare stare la nutella!’.
Ok, allora vediamo un esempio che fa un po’ più riflettere.
Esempio 2.
Giorno 1. Scelgo di fare questo lavoro, voglio imparare bene a farlo e voglio avere successo. So che ci vuole del tempo, quindi mi ci devo dedicare.
Giorno 2. Al lavoro mi annoio. Che faccio?
[Alternativa a] Guardo gli annunci di lavoro, mi attrae un'inserzione che non c’entra niente col mio lavoro, mando via un CV, mi prendono, mi viene facile, ho successo, divento famoso, faccio un sacco di grano.
[Alternativa b] Continuo a fare il lavoro che m’ero prefisso al giorno 1 perchè bisogna stringere i denti per raggiungere gli obiettivi. Il tempo passa, resto scarso, non ci sono portato, guadagno quanto basta per vivere e per togliermi la spinta per cambiare, sono mediocremente soddisfatto.
Beninteso, si può anche supporre che A e B si invertano... Sono ipotesi entrembe verosimili, sia in un verso che nell’altro! Ed è inutile dire che lo stesso ragionamento si può applicare in un milione di altri ambiti.
Io vorrei ascoltare bene l’artista e vorrei fare contento il matematico, ma è impossibile! L’arista cambia idea in continuazione ed il matematico non gli sta dietro! E se sto in mezzo non faccio mai contento nessuno dei due... Ma se ascolto attentamente uno solo dei due è una tristezza infinita (se ascolto solo il matematico) o un casino della Madonna (se ascolto solo l’artista).
In tutto questo macello la cosa che mi fa più sorridere è che le persone ostentano sempre sicurezza nel modo di comportarsi, nel modo di porsi, in quello che dicono, nelle scelte che prendono... Ma chi ve lo dice cosa è giusto fare? Avete un manuale da qualche parte? Poi la maggior parte si prende tanto sul serio... Io non potrei mai prendermi così sul serio... Anche perchè potrei prendere sul serio solo uno dei due e l’altro s’incazzerebbe da morire... Quindi cerco di dar retta un po’ a tutti e due... Poi litigano, si insultano... Fan dei casini... Come due bambini... E faccio sempre una gran fatica a stabilire chi dei due ha ragione...
Basta cazzate, vado a vedere Scrub!
A domattina!
fabio
Per essere delle persone rispettabili, stimate ed affidabili bisognerebbe sempre comportarsi con coerenza. E non mi riferisco solo al rispetto e la stima degli altri verso di noi. Anche la propria stima verso se stessi si basa sugli stessi paramentri. Quello che ci sarebbe da fare (e non) lo si sa. Bene, quindi è facile. Basta attenersi alla riga per terra che abbiamo visto, disegnato ed approvato.
MA...
Si è felici quando si fa quello che si vuole, non quando si fa quello che si dovrebbe fare. Non quando si fa quello che sarebbe giusto fare o quello che gli altri pensano che sia giusto fare o quello che noi stessi abbiamo pensato che sarebbe stato giusto fare in quell’occasione.
Da una parte abbiamo il matematico che, per piacere a se stesso e agli altri e per essere fiero, deve stare dentro le righe per terra che ha disegnato (perchè così si raggiungono gli obiettivi!); ma dall’altra c’è l’artista che cerca sempre di ascoltarsi ed è convinto che la chiave per la auto-realizzazione sia fare quello che si vuole sempre e comunque, senza paure stupide (perchè solo ascoltandosi davvero si raggiunge la felicità!).
Le due frasi sono entrambe vere, ma sono incompatibili.
Esempio 1.
Giorno 1. Il matematico decide che vuole dimagrire e l’artista è d’accordo.
Giorno 2. Il matematico ha deciso ieri che la nutella non la deve mangiare più, ma l’artista è triste e vuole mangiare la nutella perchè al lavoro si rompe le palle.
Chi vince? Chi deve vincere?
Se non mangio la nutella l’artista è triste; se la mangio, è infelice il matematico.
Già mi immagino le prime repliche a questa cosa ‘se ci tieni davvero a dimagrire, la cosa giusta da fare è lasciare stare la nutella!’.
Ok, allora vediamo un esempio che fa un po’ più riflettere.
Esempio 2.
Giorno 1. Scelgo di fare questo lavoro, voglio imparare bene a farlo e voglio avere successo. So che ci vuole del tempo, quindi mi ci devo dedicare.
Giorno 2. Al lavoro mi annoio. Che faccio?
[Alternativa a] Guardo gli annunci di lavoro, mi attrae un'inserzione che non c’entra niente col mio lavoro, mando via un CV, mi prendono, mi viene facile, ho successo, divento famoso, faccio un sacco di grano.
[Alternativa b] Continuo a fare il lavoro che m’ero prefisso al giorno 1 perchè bisogna stringere i denti per raggiungere gli obiettivi. Il tempo passa, resto scarso, non ci sono portato, guadagno quanto basta per vivere e per togliermi la spinta per cambiare, sono mediocremente soddisfatto.
Beninteso, si può anche supporre che A e B si invertano... Sono ipotesi entrembe verosimili, sia in un verso che nell’altro! Ed è inutile dire che lo stesso ragionamento si può applicare in un milione di altri ambiti.
Io vorrei ascoltare bene l’artista e vorrei fare contento il matematico, ma è impossibile! L’arista cambia idea in continuazione ed il matematico non gli sta dietro! E se sto in mezzo non faccio mai contento nessuno dei due... Ma se ascolto attentamente uno solo dei due è una tristezza infinita (se ascolto solo il matematico) o un casino della Madonna (se ascolto solo l’artista).
In tutto questo macello la cosa che mi fa più sorridere è che le persone ostentano sempre sicurezza nel modo di comportarsi, nel modo di porsi, in quello che dicono, nelle scelte che prendono... Ma chi ve lo dice cosa è giusto fare? Avete un manuale da qualche parte? Poi la maggior parte si prende tanto sul serio... Io non potrei mai prendermi così sul serio... Anche perchè potrei prendere sul serio solo uno dei due e l’altro s’incazzerebbe da morire... Quindi cerco di dar retta un po’ a tutti e due... Poi litigano, si insultano... Fan dei casini... Come due bambini... E faccio sempre una gran fatica a stabilire chi dei due ha ragione...
Basta cazzate, vado a vedere Scrub!
A domattina!
fabio
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mercoledì 3 marzo 2010
Il matrimonio... Secondo Fabio
Premesse doverose:
a) Per me, un uomo che non si schiera è come un martello senza il manico. Che non significa dover sputare sentenze a dx e sx, ma soltanto 1) avere un’opinione e 2) non avere paura di sostenerla.
b) I matrimoni finiscono. Non lo dico io, è un dato di fatto. Togliamo la percentuale marginale di persone che, pur sposandosi, avevano dei dubbi verso il partner. Ok, tolta questa, tutti gli altri quando si sono sposati pensavano che LORO ce l'avrebbero fatta. Che il LORO matrimonio era quello 'per sempre'. Che il lui/lei di turno, era quello giusto.
c) Maggiori sono le forze che legano due presone, più deve essere alta la detonazione perchè queste si dissolvano. In altri termini, mollare una ragazza che vedi da una settimana è facilissimo; divorziare, un casino della Madonna (con colpi bassi, ricatti morali, crudeltà reciproche, dissanguamenti economici, etc.).
d) Tutti sappiamo che l'amore verso una persona può finire e se succede non ci possiamo fare assolutamente niente. Il sentimento irrazionale per antonomasia non si può simulare in laboratorio e non si può ricreare con gli ingredienti giusti come con le torte. Non c'è più? Boh, fine dei giochi.
Fatte queste doverose premesse, andiamo al dunque: io sono contrario al matrimonio tradizionalmente inteso. Non la farò lunga, per semplicità adduco solo due motivazioni.
1) La formula da pronunciare propedeutica al fatidico 'si' recita "...prometto [...] di amarti [...] finché morte non ci separi.". Considerata la premessa (d), questa è una promessa vuota. Non si può promettere di dare qualcosa che potremmo avere o non avere a prescindere dal nostro impegno e dalla nostra volontà.
2) Il consenso necessario a sottoscrivere il contratto matrimoniale, include implicitamente la sottoscrizione dell'obbligo di adempire agli oneri coniugali. I miei pieni voti assegnati dalla Facoltà di Giurisprudenza di Milano, mi permettono di perifrasare l'inciso antecedente: fra il resto, siete obbligate a chiavare.
Ora... Io non sono la persona più romantica del mondo... Mah... Non trovo tanto compatibile il concetto di 'adempimento di una obbligazione' con il fare l'amore...
Come posso firmare un contratto che mi obbliga ad avere rapporti sessuali? Non è una violenza terribile? O sono io che sono cavilloso?!?
Però anch'io prima o poi vorrei una famiglia. Anch'io vorrei festeggiare in maniera ufficiale l'unione con la futura mamma dei miei figli, e vorrei festeggiare con i miei genitori, con i parenti e con gli amici. Vorrei che quel giorno tutti fossero vestiti a festa, vorrei il catering, il sole, i parenti che non vedo mai, i testimoni, il vestito da 1000€ che metterò poi nell'armadio e non metterò più, vorrei scegliere un regalino per le persone che verranno alla nostra festa, vorrei scegliere un bel posto per questa festa (magari un castello nelle colline!), vorrei non sapere fino all'ultimo con quale vestito la mia Lei ha dissipato 2 o 3 mila euro del nostro reddito, vorrei vedere mia mamma col nasone rosso che piange e che fa la trombetta mentre si soffia il naso, vorrei sentire l'ansia del giorno prima della festa, vorrei che la futura mamma dei miei figli mi spacchi i maroni chiedendomi se preferisco quella carta o quell'altra per gli inviti da mandare, ...
Ma tutto questo cosa c'entra col contratto matrimoniale e col codice civile? Ah, già... Durante il giorno fatidico, Lei ed io dobbiamo prendere degli impegni, l'uno verso l'altro.
Ma non è un'ingerenza un po' fortina che lo stato decida quali obblighi sussistano fra me e Lei? Non possiamo decidere Lei ed io quali sono gli impegni che decidiamo di prendere? Fatemi capire, possiamo decidere autonomamente di dar luce ad una vita e non possiamo autonomamente scegliere che obblighi sussistono fra me e la mia compagna?
Non dubito che nelle passate generazioni le donne avessero bisogno di tutela da mariti/padri-padroni, magari anche maneschi ed ignoranti, ma ora la situazione mi sembra diversa. Io credo nella parità dei sessi. Credo che Lei sarà intelligente come me. Io non voglio una tutela di un terzo da Lei e mi auguro proprio che per Lei sia lo stesso!
Così, nei giorni antecedenti al fatidico giorno, mi siederò lì con Lei, sul tavolo della cucina, dopo cena, e di comune accordo cercheremo di pensare a quale sarà il contenuto della promessa eterna che ci scambieremo davanti a tutti quanti ma, soprattutto, davanti a noi stessi.
Il giorno scelto, andremo nel giardino di questo castello, gli invitati ben vestiti saranno seduti su delle panche, saranno un po’ di qua ed un po’ di là, così da farci un corridoio, la gente piangerà, la musica nuziale ci accompagnerà alla fine del nostro cammino fra tutte le persone che avremo invitato, ed arriveremo davanti… A Cristian! Che sarà vestito con un completo tutto nero, un gilet nero ed una camicia e cravatta bianche.
Io gli avrò dato la scaletta prima, come la mattina in radio, e condurremo il nostro piccolo spettacolo.
Non sarà una funzione religiosa e non durerà un ora. Non ci sarà acqua santa né il sindaco (il mio sindaco mi sta pure sulle palle, figuriamoci se deve essere un invitato necessario in uno dei giorni più importanti della mia vita!). Non ci sarà nessuna predica né ostie varie. Non ci sarà niente di imposto. Non ci saranno obbligazioni giuridiche sottoscritte. Ma soprattutto, non ci saranno promesse vuote (‘prometto di amarti finchè morte non ci separi’=’ti prometto che il 3 marzo del 2020 ci sarà il sole’).
Quel giorno, ci saranno due persone che si promettono reciprocamente di fare tutto il possibile perchè il loro amore continui in eterno.
Con la pacifica consapevolezza che nessuno dei due vorrebbe l’altro senza che questo provi più amore. Con la libertà di poter amare, senza nessun obbligo giuridico che lo sancisca. Con la consolazione di sapere che se malgrado tutto l’amore finirà, non ci saranno formalità giuridiche, udienze, tribunali ed avvocati coinvolti che non fanno nient’altro che amplificare il dolore, le umiliazioni e le sofferenze di due persone che si sono amate.
Giurare di dare per sempre qualcosa che non è possibile sapere d’avere e firmare un contratto che impone di tenere dei comportamenti che solo il sentimento può offrire sono due assurdità.
Ora immaginatevi le note di Sting con la canzone Set them free ed il quadro è completo! :-)
Fabio
PS: la premessa (a) è necessaria perché ogni tanto mi devo ricordare che non devo avere paura di dire quello che penso, anche quando è davvero scomodo.
a) Per me, un uomo che non si schiera è come un martello senza il manico. Che non significa dover sputare sentenze a dx e sx, ma soltanto 1) avere un’opinione e 2) non avere paura di sostenerla.
b) I matrimoni finiscono. Non lo dico io, è un dato di fatto. Togliamo la percentuale marginale di persone che, pur sposandosi, avevano dei dubbi verso il partner. Ok, tolta questa, tutti gli altri quando si sono sposati pensavano che LORO ce l'avrebbero fatta. Che il LORO matrimonio era quello 'per sempre'. Che il lui/lei di turno, era quello giusto.
c) Maggiori sono le forze che legano due presone, più deve essere alta la detonazione perchè queste si dissolvano. In altri termini, mollare una ragazza che vedi da una settimana è facilissimo; divorziare, un casino della Madonna (con colpi bassi, ricatti morali, crudeltà reciproche, dissanguamenti economici, etc.).
d) Tutti sappiamo che l'amore verso una persona può finire e se succede non ci possiamo fare assolutamente niente. Il sentimento irrazionale per antonomasia non si può simulare in laboratorio e non si può ricreare con gli ingredienti giusti come con le torte. Non c'è più? Boh, fine dei giochi.
Fatte queste doverose premesse, andiamo al dunque: io sono contrario al matrimonio tradizionalmente inteso. Non la farò lunga, per semplicità adduco solo due motivazioni.
1) La formula da pronunciare propedeutica al fatidico 'si' recita "...prometto [...] di amarti [...] finché morte non ci separi.". Considerata la premessa (d), questa è una promessa vuota. Non si può promettere di dare qualcosa che potremmo avere o non avere a prescindere dal nostro impegno e dalla nostra volontà.
2) Il consenso necessario a sottoscrivere il contratto matrimoniale, include implicitamente la sottoscrizione dell'obbligo di adempire agli oneri coniugali. I miei pieni voti assegnati dalla Facoltà di Giurisprudenza di Milano, mi permettono di perifrasare l'inciso antecedente: fra il resto, siete obbligate a chiavare.
Ora... Io non sono la persona più romantica del mondo... Mah... Non trovo tanto compatibile il concetto di 'adempimento di una obbligazione' con il fare l'amore...
Come posso firmare un contratto che mi obbliga ad avere rapporti sessuali? Non è una violenza terribile? O sono io che sono cavilloso?!?
Però anch'io prima o poi vorrei una famiglia. Anch'io vorrei festeggiare in maniera ufficiale l'unione con la futura mamma dei miei figli, e vorrei festeggiare con i miei genitori, con i parenti e con gli amici. Vorrei che quel giorno tutti fossero vestiti a festa, vorrei il catering, il sole, i parenti che non vedo mai, i testimoni, il vestito da 1000€ che metterò poi nell'armadio e non metterò più, vorrei scegliere un regalino per le persone che verranno alla nostra festa, vorrei scegliere un bel posto per questa festa (magari un castello nelle colline!), vorrei non sapere fino all'ultimo con quale vestito la mia Lei ha dissipato 2 o 3 mila euro del nostro reddito, vorrei vedere mia mamma col nasone rosso che piange e che fa la trombetta mentre si soffia il naso, vorrei sentire l'ansia del giorno prima della festa, vorrei che la futura mamma dei miei figli mi spacchi i maroni chiedendomi se preferisco quella carta o quell'altra per gli inviti da mandare, ...
Ma tutto questo cosa c'entra col contratto matrimoniale e col codice civile? Ah, già... Durante il giorno fatidico, Lei ed io dobbiamo prendere degli impegni, l'uno verso l'altro.
Ma non è un'ingerenza un po' fortina che lo stato decida quali obblighi sussistano fra me e Lei? Non possiamo decidere Lei ed io quali sono gli impegni che decidiamo di prendere? Fatemi capire, possiamo decidere autonomamente di dar luce ad una vita e non possiamo autonomamente scegliere che obblighi sussistono fra me e la mia compagna?
Non dubito che nelle passate generazioni le donne avessero bisogno di tutela da mariti/padri-padroni, magari anche maneschi ed ignoranti, ma ora la situazione mi sembra diversa. Io credo nella parità dei sessi. Credo che Lei sarà intelligente come me. Io non voglio una tutela di un terzo da Lei e mi auguro proprio che per Lei sia lo stesso!
Così, nei giorni antecedenti al fatidico giorno, mi siederò lì con Lei, sul tavolo della cucina, dopo cena, e di comune accordo cercheremo di pensare a quale sarà il contenuto della promessa eterna che ci scambieremo davanti a tutti quanti ma, soprattutto, davanti a noi stessi.
Il giorno scelto, andremo nel giardino di questo castello, gli invitati ben vestiti saranno seduti su delle panche, saranno un po’ di qua ed un po’ di là, così da farci un corridoio, la gente piangerà, la musica nuziale ci accompagnerà alla fine del nostro cammino fra tutte le persone che avremo invitato, ed arriveremo davanti… A Cristian! Che sarà vestito con un completo tutto nero, un gilet nero ed una camicia e cravatta bianche.
Io gli avrò dato la scaletta prima, come la mattina in radio, e condurremo il nostro piccolo spettacolo.
Non sarà una funzione religiosa e non durerà un ora. Non ci sarà acqua santa né il sindaco (il mio sindaco mi sta pure sulle palle, figuriamoci se deve essere un invitato necessario in uno dei giorni più importanti della mia vita!). Non ci sarà nessuna predica né ostie varie. Non ci sarà niente di imposto. Non ci saranno obbligazioni giuridiche sottoscritte. Ma soprattutto, non ci saranno promesse vuote (‘prometto di amarti finchè morte non ci separi’=’ti prometto che il 3 marzo del 2020 ci sarà il sole’).
Quel giorno, ci saranno due persone che si promettono reciprocamente di fare tutto il possibile perchè il loro amore continui in eterno.
Con la pacifica consapevolezza che nessuno dei due vorrebbe l’altro senza che questo provi più amore. Con la libertà di poter amare, senza nessun obbligo giuridico che lo sancisca. Con la consolazione di sapere che se malgrado tutto l’amore finirà, non ci saranno formalità giuridiche, udienze, tribunali ed avvocati coinvolti che non fanno nient’altro che amplificare il dolore, le umiliazioni e le sofferenze di due persone che si sono amate.
Giurare di dare per sempre qualcosa che non è possibile sapere d’avere e firmare un contratto che impone di tenere dei comportamenti che solo il sentimento può offrire sono due assurdità.
Ora immaginatevi le note di Sting con la canzone Set them free ed il quadro è completo! :-)
Fabio
PS: la premessa (a) è necessaria perché ogni tanto mi devo ricordare che non devo avere paura di dire quello che penso, anche quando è davvero scomodo.
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