domenica 13 febbraio 2011

Siamo tutti uguali o siamo tutti diversi?

Sono in loop con una mia amica in un dialogo via mail e non trovo l’uscita.
Lei dice che siamo tutti speciali e tutti diversi, io dico che siamo tutti uguali ed abbiamo bisogno tutti delle stesse cose.
Potrei tranquillamente sostenere la sua tesi, quindi lei ha senz’altro una corposa parte di ragione.
Non è meno vero che più vivo, più mi stupisco di quanto siamo tutti simili.

La prima cosa che ci accomuna tutti quanti è che tutti pensiamo di essere particolari.
Mi fa morire dal ridere quando uno ci tiene a specificare che ‘lui/lei è diverso’. Mi viene da dire ‘certo, hanno fatto due stampini, con uno han fatto te, con l’altro 5 miliardi di persone’.
Se mi viene da ridere vuol dire che ha ragione la mia amica, siamo tutti diversi.
Ok, proviamo ad ammettere questa ipotesi.

Abbiamo tutti bisogno di conferme in tutti gli ambiti; abbiamo tutti bisogno di approvazione; vogliamo tutti abbastanza soldi per comprare quello che ci pare; vogliamo tutti la nostra mezza mela sentimentale, quando la troviamo tocchiamo il cielo con un dito, poi dopo un po’ ci lamentiamo del fatto che non era quella (che in realtà lui/lei era un coglione/a, uno stronzo/a, etc); vogliamo tutti la casa bella; vogliamo tutti degli amici che ci capiscano; vogliamo tutti il lavoro sempre diverso che ci “valorizzi” (quale sarebbe poi questo supposto valore che avremmo da esaltare, è meglio non chiederselo!); vogliamo tutti essere belli; devo andare avanti?

Lei dice “ognuno elabora le esperienze cmq con un pensiero [] ogni persona avrà un pensiero diverso da un'altra perchè è suo”.

E’ vero. Anche solo l’educazione famigliare è un’influenza pazzesca sulla capacità ed il modo di giudicare gli eventi. Il background scolastico, l’ambiente di lavoro, le amicizie… Uff… Sono tantissimi i fattori che ci influenzano. E’ vero, ma allora perché vogliamo tutti le stesse cose? L’I-phone mi sembra che piacerebbe a tutti… O no?
Nel film “la verità è che non gli piaci abbastanza” si vede chiaramente una cosa che –evidentemente- succede a tutti: una ti rimbalza e tu martelli una che pensi che ci stia.
La sociologia studia e classifica i comportamenti delle persone, ergo --> i nostri comportamenti sono classificabili. Se questo è vero (e lo è, se no non esisterebbe la sociologia), allora reagiamo tutti nello stesso modo ed in un certo senso siamo tutti uguali.
In “Innamoramento e Amore”, Alberoni dice che nella prima parte del rapporto sentimentale, quando questo non si è ancora formato, questo oscilla fra l’estasi ed il tormento, poi, se il rapporto diventa tale, si stabilizza sull’estasi, per diventare tranquillità e terminare in noia.
Vogliamo provare a sostenere che Alberoni abbia scritto delle cazzate? Io non mi ci metto, accomodatevi pure.

D’altra parte, una cosa che trovo divertentissima di vivere, è che tutti viviamo tutti i ruoli. A volte siamo boia, a volte condannati. Quando siamo condannati critichiamo il boia per come si comporta, poi quando tocca a noi di fare il boia, ci comportiamo esattamente come si è comportano il nostro boia della puntata precedente!
“Tizio è davvero una persona cattiva!”. 2 giorni dopo (due) l’autore della frase tiene lo stesso identico comportamento di tizio nei confronti di un altro. Dai, cacchio, diciamoci la verità, quante volte capita?! Quante volte capita di pensare o addirittura commentare un comportamento giudicato inaccettabile che noi abbiamo già tenuto in passato? Oppure che teniamo due giorni dopo averlo commentato!

La teoria che stavo cercando di elaborare è che se una persona si sforza di combattere l’istinto (che porta tutti a fare e dire le stesse cose) e la corrente (tutti dicono che è figo quel telefono --> ce l’hanno tutti --> lo voglio anch’io!), allora la persona in questione comincia a ragionare con la sua testa ed in effetti, senza che ci sia un desiderio di distinguersi, si distingue. Ma si distingue solo per quell’argomento dove ha cercato di ragionare, dove ha cercato di guardarsi dentro. Ti guardi dentro, scopri una tua identità e quella in effetti è diversa dagli altri.

Ok, quindi ha ragione la mia amica?
Boh. Non lo so.

Se mi confronto con le persone che ho intorno, su alcune cose mi sento diverso, ma la stragrande maggioranza delle volte sono come gli altri. Dico le stesse cose, reagisco nello stesso modo, ho bisogno delle stesse cose. Ma non lo vivo come una cosa negativa, come un disagio. Anzi, quando mi capita penso ‘beh, sono normale, quindi mi succede questa cosa!’.

Tutt’al più, da oggi in poi quando vedo che reagisco come gli altri potrò fermarmi un secondo e pensare ‘Ma lo penso davvero io oppure semplicemente non c’ho mai pensato a fondo?’.

Basta cazzate, ora gioco un po’ la playstation!
fabio

domenica 30 gennaio 2011

Per forza appaiati?

Ma possibile che sia così scontato che il centro della vita sia una relazione sentimentale?

Avere una relazione sentimentale significa basare, centrare, appoggiare la propria vita a quella di qualcun altro.

Vuol dire che se l’altro ha dei problemi, lo dobbiamo aiutare a superarli; che se è triste, dobbiamo cercare di aiutarlo a tornare di buon umore; se è perso in qualche loop mentale, lo dobbiamo aiutare a uscire; significa non poter decidere di andare a lavorare all’estero; non poter uscire tutte le sere con persone diverse; non poter trovare interessante una persona di sesso opposto (se noi poi vengono fuori i casini!); non poter giocare alla playstation con i vostri amici fino alle 3 del mattino anche 3 volte in una settimana senza prendersi del pirla; significa dover aggiornare costantemente la persona che abbiamo di fianco sui trip mentali che ci passano per la testa.

Stando nel mondo degli adulti poi, avere una relazione sentimentale significa addirittura farsi approvare una spesa dal partner prima di poter spendere la somma in questione (spesso, anche se i soldi li abbiamo guadagnati noi!).

Poi ci sono le aspettative che non si possono tradire. E qui si apre un mondo. L’sms che s’aspetta di ricevere, il complimento da fare per il vestito nuovo, … quella rottura di palle di cena, … prima o poi andare a convivere, …prima o poi comprare quella casa, … prima o poi avere dei figli.

E non tocchiamo l’argomento bugie necessarie perché se no, non arrivo più al punto (“va beh, vuoi un bacio, non è che sia tanto dell’umore, ma se te lo dico tiro su un casino, tiè sto bacio” --> il seme della bugia necessaria è piantato!).

Eh, che due palle! No?

Per carità, quando hai voglia di stare con qualcuno è chiaro che tutte queste cose prendono una luce diversa. Vuoi fare tutto con l’altro. Faresti di tutto per l’altro. Ma queste rotture di maroni che ho scritto, restano vere! E sono solo degli esempi!
Se non esiste una forza chiara, determinata e legante che mi tiene di fianco all’altra persona, io tutte quelle robe qua sopra non le faccio.
Non mi interessa se la costituzione dice che la repubblica Italiana è basata sulla famiglia.
Non mi interessa se mia mamma vuole avere dei nipotini.
La vita è una sola, è mia, scelgo io quello che mi piace fare e faccio quello che mi pare.

Ma poi, perché dovrei vivere ‘in coppia’? Chi ha detto che è giusto così? Cos’è, c’è una qualche circolare che mi è sfuggita che dice che se viviamo in coppia, quando crepiamo poi vinciamo il secondo giro? Se è così, fatemela avere perché a me non è arrivata.

L’ultima volta che ho controllato, nella vita “ha vinto” chi, vivendo tutti i santi giorni, è felice e fa quello che si sente di fare. Non “vince” chi sopporta di più o meglio.
Chi sopporta prima o poi esplode. E la cronaca nera è piena di esempi.

Vivere è bello! Ci sono un sacco di cose da fare; esperienze da vivere; posti da vedere; lavori da imparare; prospettive da condividere; persone interessanti da conoscere… E per fare tutte queste cose non è necessario essere ‘in coppia’!

Non sto dicendo che non bisogna ‘mettersi insieme’. Le relazioni, quando nascono, vanno vissute intensamente, assecondando quello che si desidera fare, compreso il bene dell’altro, compreso condividere, compreso sopportare i difetti e le menate di quello che scegliamo di metterci di fianco.
Non sto nemmeno dicendo che non bisogna costruirsi una vita insieme o non fare progetti di lungo o lunghissimo periodo.
Dico solo che le relazioni FINISCONO. E’ sotto agli occhi di tutti: il desiderio di condividere la vita con qualcuno spessissimo passa. Ammetterlo non significa augurarselo, né aumentare le probabilità che ci succeda.
Vederlo, significa solo essere pronti SE succede.

Ma santa pazienza, perché tutte le mamme del mondo suggeriscono di mettere via i soldi perché ‘non si sa mai’ eppure nessuna suggerisce un bel ‘cercati un equilibrio ed una autonomia tua, basata sulle tue gambe, che prescinda dalle fesse che incontrerai, perché… Non si sa mai!’.
Non è mica la stessa cosa? Un inconveniente che può capitare che ti costi dei soldi può tranquillamente essere messo al pari di un amore che oggi c’è e domani è passato. Se capita, non ci si può fare niente. Shit, happen… So what?

Viviamo le relazioni senza fare carico all’altro di una responsabilità che non può avere. Non sarebbe bello cominciare una relazione con “Un giorno so che potrei non piacerti più ed un giorno so che potresti non piacermi più tu, ma oggi mi piaci un casino e questa cosa è vera come l’aria che respiri”?!
Poi vivendo la vita di coppia, condividendo, facendo progetti insieme, facendo esperienze insieme, si cerca di fare in modo che l’altro acquisti totale autonomia, che l’altro si realizzi, che sviluppi la sua personalità e che sia una persona sana ed indipendente (in tutti i sensi). E lo stesso dovrebbe fare l’altro con noi.
Si vive la vita così, sperando che l’altro sia ‘quello giusto’ che ci starà di fianco tutta la vita. Con la consapevolezza che potrebbe non essere così.
Se la vita è passata e di fianco c’è sempre Lei, fantastico; se no… La vita è bella lo stesso.
Oh, là!
Fabio