Quando dico che mi manca equilibrio di solito la reazione dell’interlocutore di turno è: ‘Mah... Tu sembri molto equilibrato!’. In realtà io sono ABBASTANZA equilibrato ma il punto è che sono alla ricerca di un altro livello di equilibrio. Un livello superiore. C’è, lo vedo. Sento che il mio equilibrio è precario e non mi sta bene. Il mio stato emotivo cambia e le mie emozioni si susseguno per motivi stupidi.
Voglio di più. Voglio più consapevolezza nella gestione dell’equilbrio. E sono sicuro che si può fare.
Innanzi tutto stiamo parlando di equilibrio emotivo. Proviamo a definirlo come quello stato nel quale le emozioni si succedono gradualmente ed in maniera oggettivamente motivata. Ocio: OGGETTIVAMENTE motivata. Esempio stupido: sono contento, mi caga in testa un piccione, mi incazzo. Non ha senso che uno si incazzi perchè un piccione ti caga in testa, no? Siete tutti d’accordo, vero? Magari state anche pensando ‘beh, ovvio!’.
Ok, esempio due.
Giornata normale. Oggi. Umore normale. Sei andato in ufficio ed è andato tutto come al solito. Niente di particolarmente bello all’orizzonte, nè di particolarmente brutto. Bip bip. Sms. Un amico che non sentite da un po’ che vi scrive ‘Sai, che stavo riflettendo sul fatto che conosco tanta gente ma nessuno ha la tua capacità di starmi vicino nel momento del bisogno? Sei davvero un amico’. Passano 20 min, bip bip. Una bella passerina che avete conosciuto due settimane prima che vi manda un sms dove vi propone un aperitivo. Passano altri 15 min, squilla il telefono ed un amico vi invita fuori per l’week end e vi propone una festa. Com’è l’umore? Migliorato, no?
Non la facco lunga con l’esempio opposto, cmq se in una gioranta normale un collega vi fa un dispetto, un amico vi tira un pacco, un tizio vi taglia la strada in macchina ed un piccione vi caga in testa, è facile che giungiate alla conclusione che oggi sia una giornata di merda.
Cosa vuol dire questo? Che il nostro equilibrio emotivo dipende dagli altri.
Cioè, io studio, mi laureo, mi cerco un lavoro, mi spacco la testa per guadagnare due lire, mi faccio mille pippe mentali per riuscire a raggiungere degli obiettivi che mi diano soddisfazione e poi... Un collega, un tizio che non so nemmeno come si chiama ed un piccione con problemi intestinali sono capaci di farmi giungere alla conclusione che sia una giornata di merda. C’è qualcosa che non va.
Oppure è giusto così? E visto che non siamo soli al mondo e siamo esseri sociali, è giusto che l’interazione fra i soggetti porti in su ed in giù le nostre emozioni? In fondo, se non fosse così saremmo dei robot.
Non riuscivo a districarmi su questa cosa. Specialmente perchè ho fatto degli esempi molto semplici, ma se ci aggiungi le relazioni sentimentali (ho la fidanzata, quindi sono socialmente approvato/non ho la fidanzata, sono uno strano) e l’ingombro dell’ego (mi vuole sono un figo/non mi vuole sono uno sfigato), i cambiamenti degli stati d’animo possono assumere oscillazioni notevoli (compresi sensi di colpa, rabbia, frustrazione, disagio, etc).
Non ha senso che che la fonte della mia serenità (è uno stato emotivo come un altro) sia in mano ad un altro. L’altro ha le sue pippe mentali, i suoi problemi! E magari non si accorge nemmeno che mi sta muovendo lo stato d’animo. Io SONO a prescindere dagli altri.
Anche perchè un conseguenza logica di sovrastimare l’importanza degli altri nella propria vita è la spasmodica ricerca dell’approvazione (in senso più ampio possibile) da parte di questi. Quindi alla ricerca di questa cosa, magari ci si trova a fare cose che non faremmo: fumare, comprare dei vestiti di marca, drogarsi, andare in palestra, laurearsi in economia, sposarsi, avere dei figli. E si, fa incazzare, ma sono esempi che vanno tutti bene allo stesso modo.
Io voglio che il mio equilibrio emotivo subisca delle oscillazioni minimali per roba che non importa. La roba che non importa DEVE comprendere il fatto che (es) quella ragazza non voglia uscire con me. Magari è lesibica! Posso farmi delle pippe mentali di non essere voluto da una lesbica? Magari lei ha una dipendenza emotiva nei confronti di un altro, quindi non mi vuole. O magari ha paura di essere ferita. Insomma io non posso e non voglio entrare nel merito delle ragioni per cui non mi vuole. Voglio che la cosa non mi tocchi. Ho preso di proposito il mondo del sentimentale, ma la cosa si ribalta su un sacco di altri campi (il capo mi tratta male... perchè non ciula! non prechè io non sia bravo a lavorare).
Per risolvere la questione come al solito bisogna ascoltarsi. Bisogna centrarsi. Devi avere in mente un percorso persona, un cammino, una strada su cui stai viaggiando. Se l’agente esterno (persona o evento che sia) ti toglie dalla strada, allora è giusto che il tuo umore cambi. Il tuo umore cambiato serve. Ti devi arrabbiare (per es) e trovare la forza di tornare sulla tua strada. O magari devi essere triste perchè devi riflettere e capire che altra strada devi prendere.
Gli eventi esterni, comprese TUTTE le altre persone, devono assumere la giusta dimensione. E per capire qual è la loro dimensione bisogna fare a meno di loro. Si, di tutti e di tutto.
Questo l’ho capito solo dopo aver scoperto il mio faro nella notte: Osho.
Osho – Con te e senza di te. Pag 33: ‘Quando dipendi dall’altro, c’è sempre miseria’; pag. 45 ‘La solitudine ti dà un senso di completezza. Non hai bisogno di nessuno e basti a te stesso.’; pag. 50 ‘Solitudine significa purezza, significa che sei solo te stesso e nessun altro. Solitudine vuol dire che sei oro puro.’; pag. 56 ‘Per l’uomo che non è in grado di vivere con se stesso, l’altro è un bisogno. [] Se non sei in grado di vivere con te stesso, che gioia potrai mai condividere con l’altro?’; pag. 59 ‘Medita. A quel punto essere con gli altri è bello ed è altrettanto bello essere soli: tu non dipendi dagli altri e non rendi gli altri dipendenti da te’; pag. 64 ‘Nessuno ama una persona che non ama se stessa’. E concludo con ‘Quando senti di non essere più dipendente da nessuno, dentro di te nascono una quiete, un silenzio e un abbandono profondi. Questo non vuol dire che smetti di amare. Al contrario, per la prima volta sperimenti una qualità e una dimensione nuove dell’amore: un amore che non è più un bisogno’. Ah, Osho dice anche ‘La rinuncia è uno stadio intermedio, lo scopo della vita è la celebrazione. La rinuncia è solo un mezzo. Ci sono momenti in cui devi rinunciare, come quando sei malato, ma non fare del digiuno la tua vita: era solo una indispensabile fase transitoria’.
Osho mi sta davvero cambiando la vita. Pensate che l’altro giorno stavo chiacchierando con quella figa della receptionist e ad un certo punto le ho consigliato questo libro, lei mi ha girato carta e penna ed io... Le ho scritto il titolo del libro al posto che ficcarle il numero di telefono. Non ho ancora capito so se sono più tonto o finocchio.
Bye!
fabio
PS: sarebbe da accorciare e correggere ma è l'una meno venti e devo ancora lavarmi e mangiare...
mercoledì 25 agosto 2010
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